A volte basta poco per emozionarsi e piangere come un bambino. Ma sono lacrime “buone”. La sensazione di non essere soli e di avere la forza – e tanti compagni di strada - per farcela nonostante tutto.UN DENTISTA MI SALVERÀ
Basta crogiolarsi nell’illusione di un amore romantico.
Il Principe Azzurro non esiste.
Da oggi in poi sarò concreta, cinica e materialista.
Voglio un uomo ricco. RICCO.
Così potrò smettere di lavorare.
E avrò più tempo da dedicare a me stessa.
Mi serve un dentista.
Conto corrente da sogno (con quel che costa un’otturazione…)
Prestazioni gratuite.
L’ideale, considerati i miei recenti investimenti in capsule e affini.
Altro che amore.
IL MISTERO DELLA CAPRA SBRANATA
Roma, capre sbranate da cani
Ma non è stata la pantera
ROMA - E' stato probabilmente un branco di cani, e non la fantomatica pantera che si aggira nella capitale, a sbranare le quattro capre ritrovate senza vita nel recinto di un piccolo agricoltore nelle campagne romane, lungo via Portuense, a ridosso del Grande Raccordo Anulare.
Dalle analisi effettuate sulle carcasse delle capre è emerso che potrebbero più verosimilmente essere state sbranate dai cani. Anche se il veterinario chiamato a stabilire le cause del decesso aveva giudicato le ferite sui corpi compatibili con quelle provocate da un felino di grandi dimensioni.
Tutto lasciava pensare che fosse stata proprio la pantera a sbranare le caprette, tanto che le forze dell'ordine si erano messe subito sulle sue tracce, ma senza successo. Si infittisce ora il giallo sul caso della pantera.
(La Repubblica – 16 febbraio 2006)
Ehm… lo confesso… passavo da Roma e mi è venuta fame… :-D
STACCATEGLI IL RESPIRATORE
Non che io voglia un uomo che passi le giornate a parlarmi dei massimi sistemi.
Ma insomma… fra teorizzazioni sul cosmo e nulla cosmico c’è una vasta gamma di elucubrazioni possibili e a volte è stimolante imbattersi in qualcuno che sappia andare oltre quelle che il mio insegnante di italiano del ginnasio amava definire “conversazioni da bar”.
CONVERSAZIONE DA BAR - 1
Lui: E tu, che lavoro fai?
Lei (nella fattispecie, io): Lavoro in un’agenzia di comunicazione. Sai… giornalismo, siti internet, uffici stampa…
Lui: Figo.
(COME “FIGO”???
Considerato il tuo sguardo disorientato da "salmone che si è perso mentre risaliva il fiume" e l’insulso bisillabo con cui hai replicato scommetto che non hai capito nulla del lavoro che faccio, e allora perché “figo”?
Punto primo: ma tu un giornale lo hai letto mai? PS: “L’informatore Coop” che mandano a casa a tua madre non conta.
Punto secondo: quali siti consulti quotidianamente, a parte www.casalingheincalore.com?)
CONVERSAZIONE DA BAR – 2
Lui: Ah, tu vai in palestra? Anch’io, sai? Faccio pugilato. Senti che muscoli! (seguono energica tastata su possente bicipite e sorriso compiaciuto a 42 denti).
Lei (nella fattispecie, io): Ah…
(Complimenti. È davvero ammirevole il tempo e l’energia che spendi per far crescere la tua massa muscolare. E devo dire che i risultati si vedono!
MAI PENSATO DI FARE QUALCOSA PER POTENZIARE ANCHE LA MASSA CEREBRALE? Conosco alcuni luoghi alternativi alla palestra che potrebbero esserti molto utili. Si chiamano “libreria”, “cinema”, “teatro”… Provali!)
CONVERSAZIONE DA BAR – 3
Lui: Sai, mi si è rotta la cinghia di trasmissione della macchina… Devo farla riparare (segue lunga dissertazione su “le componenti meccaniche dell’automobile”)
Lei (nella fattispecie, io): Ah…
(Allora. È venerdì sera. Sto cercando di rilassarmi in un pub dopo una settimana di duro lavoro. Tu mi abbordi e io ti lascio fare. Che non si dica che sono una che se la tira e non concede all’Uomo un’opportunità. Parliamo. Dopo le prime tre domande di rito - come ti chiami-di che segno sei-che lavoro fai - avrei già voglia di rovesciarmi addosso il cuba libre e fuggire a casa con la scusa di cambiarmi i jeans. Mi trattengo in spasmodica attesa del quarto argomento e tu che fai? Mi sciorini nientepopodimenoche un trattato sulla cinghia di trasmissione della tua auto…
MAI PENSATO AL SUICIDIO? Sai, l’impiccagione con cinghia di trasmissione è uno dei metodi più efficaci)
Ecco, io di fronte al dramma di certi elettroencefalogrammi irreversibilmente piatti sono per l’eutanasia.
Staccategli il respiratore!
IL REGGINASO
Vivrei nel migliore dei mondi possibili se le donne, invece del reggiseno, dovessero indossare il regginaso. In negozio basterebbe che dicessi: “Buongiorno, vorrei un regginaso”, invece di dovermi lanciare in rocambolesche descrizioni del modello di cui necessito per dare una parvenza di volume alle mie non-tette: “Buongiorno. Vorrei un reggiseno a balconcino con sostegno (pietoso surrogato linguistico del ben più crudo “imbottito”). Ce l’ha l’ultimo ritrovato dell’ingegneria applicata all’intimo? Quello con coppe dotate di spacco laterale per potenziare l’imbottitura (a seconda dei casi, of course. Due cuscinetti per il primo appuntamento, quando è fondamentale millantare abbondanza per spronare il malcapitato di turno a chiedere un secondo incontro. Un cuscinetto per la vita quotidiana, quando non serve ostentare due tette alla Pamela Anderson ma una certa rotondità può sempre far comodo. Zero cuscinetti all’ottavo appuntamento, quando l’infelice partner ha ormai scoperto le tue vergogne e giassà che la floridezza della prima sera era, ahilui, soltanto un’illusione).
Alla commessa che mi chiede “Che taglia vuole?” potrei rispondere con fierezza “Una quarta” – mostrando orgogliosa il mio naso gibboso tra l’invidia delle altre clienti, tutte dotate di esili nasini alla francese che al massimo hanno bisogno di una seconda misura - invece di replicare a occhi bassi “La più piccola che avete” (sperando in cuor mio che la numerazione cominci dalla prima).
Stendendo il bucato non dovrei nascondere i miei reggi-niente tra un paio di jeans e un maglione per non farli sfigurare accanto agli splendidi modelli-per-forme-generose delle mie compagne di casa, ma potrei appendere con orgoglio i miei enormi paracadute.
E, acquistando un regginaso da spiaggia (perché naturalmente farebbero regginaso per ogni occasione), non sarei più costretta a scartare i pezzi migliori ma potrei finalmente sfoggiare modelli ultra trendy – regginaso a fascia, regginaso a balconcino, regginaso a triangolo, regginaso super sexy con scollo vertiginoso sulla gobba –
Naturalmente, il naso verrebbe eletto a nuova icona della femminilità e io – oltre ad avere uno stuolo di ammiratori pronti a fare follie per me – riceverei ghiotte offerte di lavoro da stilisti e fotografi ansiosi di utilizzarmi per le loro campagne pubblicitarie. E farei un calendario con 12-scatti-12 dedicati alla mia splendida appendice: un nasino innevato a gennaio, un carnevalesco nasone rosso da pagliaccio a febbraio, un naso adorno di chicchi d’uva a novembre...
I contratti con case di moda e famose aziende di cosmetici fioccherebbero, il mio nasone desnudo conquisterebbe le copertine delle più famose riviste glamour di tutto il mondo, sarei la regina di sfilate e feste vip.
Poi, col mio bel nasone gobbuto, mi beccherebbero a sniffare coca a 40 piste all’ora. Fine del sogno.
PARADOSSI
Tutti mi vogliono
purchè li lasci stare
Alda Merini
ALLA FACCIA DI MOLIERE
Lo confesso. Sono un po’ ipocondriaca.
Ok. Parecchio ipocondriaca.
Per intendersi, mi inquietano tutti i sintomi non associabili a malattie ben note e, soprattutto, inequivocabilmente non mortali.
Nessun problema con lievi pizzicori di gola, banali attacchi di raffreddore, bruciori di stomaco post abbuffata natalizia o nausee da sindrome premestruale. Quelli li domino.
La situazione si complica in caso di sintomi sospetti come tachicardia, senso di oppressione al petto, tremori alle dita delle mani, mal d’orecchi, strane escrescenze dove non batte il sole. La prima reazione è un diffuso senso di angoscia che si trasmette rapidamente a chiunque mi stia intorno. Lo accompagnano, al ritmo di tre al minuto, frasi come “Ma secondo te che avrò?”, “Ma sarà grave?”, “Ma credi sia il caso che vada dal dottore?”.
Segue una buona mezz’ora di navigazione spasmodica su Google alla ricerca della diagnosi perduta, che in genere formulo con precisione degna del migliore degli specialisti.
Nella vita ho già avuto due infarti, un ictus, una sindrome del tunnel carpale, un papilloma vaginale, un cancro alla cervice, la candida, la labirintite e il Parkinson. Due volte sono stata anche incinta.
Niente male per una che non ha ancora compiuto trent’anni…
BUONI PROPOSITI PER IL 2006…
Le cose da conservare:
Gli amici, perchè sono stati in assoluto il regalo più bello che il 2005 mi ha fatto, o mi ha aiutato a riscoprire. Nonostante le mie fughe abbiano spesso detto il contrario...
La Nutella, perchè dopo gli amici non c'è miglior antidoto ai momenti bui
I sogni, perchè è grazie a loro che riesco a immaginare una vita migliore quando mi sembra che la mia sia un disastro completo
Le cose da buttare:
Le paranoie, l’insicurezza e la paura di non essere mai all’altezza che mi accompagnano da 29 anni
L’incapacità di cambiare ciò che non mi piace, o almeno di provarci
La razionalità sempre e comunque
Le frasi che non voglio più sentire da un uomo:
Siamo troppo amici per stare insieme
Siamo troppo amici per andare a letto insieme
Fuggo perché non voglio ferirti
Mi dispiace, fai un’ottima carbonara ma purtroppo sono celiaco